Stefano Dumontet e Marco Ivaldi
«La storia insegna ma non ha scolari» – questa celebre frase di Antonio Gramsci sottolinea, oggi
più che mai, quanto sia facile dimenticare le lezioni del passato. D’altra parte, è ben noto che chi
controlla la memoria del passato controlla il presente e probabilmente anche il futuro, per cui
conoscere e non dimenticare gli avvenimenti pregressi dà una mano a capire meglio l’attualità e a
prevenire i problemi che potrebbero sorgere domani.
Queste osservazioni, anche se generali e non riferite a nessun avvenimento in particolare, sono
quanto mai calzanti nel caso della strana questione “covid-19”, con tutti i suoi corollari polemici:
mai come in quest’occasione abbiamo visto “studi scientifici” che dimostrano un po’ di tutto, un
assordante clamore dei media, apparentemente attenti alle solo “evidenze scientifiche” sulla
supposta pandemia, le opinioni a senso unico degli “esperti” elargite dai salotti televisivi, una decisa
criminalizzazione di chi non accredita la versione ufficiale dei fatti, inclusa la presunta efficacia e
l’ancor più presunta sicurezza dei vaccini.
Le pressioni sui dubbiosi, bollati senza discriminanti di sorta come “no-vax”, hanno raggiunto
livelli decisamente intollerabili e sono stati di contorno alla promulgazione di leggi ingiuste,
antidemocratiche, anticostituzionali e fuori da ogni legittimità internazionale. Tutto questo perché?
Proviamo a riassumere i fatti con estrema brevità.